sto leggendo questo libro, tigana, che mi ha fatto capire una cosa: per quanto mi sforzi, per me i flashback non sono azione. certo, potrebbe dipendere da come l’autore racconta i flashback, ma ci ho pensato un po’ su e, per quanto mi sforzi di ricordare falshback avventurosi, non riesco ad associarli al concetto di azione. l’azione è la storia, il flashback è una parentesi aperta verso un altro livello testuale, come le virgolette. usiamo le virgolette per segnalare un discorso diretto o per forzare un’interpretazione non letterale: livelli testuali diversi da quello che contiene le virgolette.
quindi questo romanzo, che pure mi sembra scritto bene (uhm, non lo posso dire con certezza: è a un livello di lingua che non conosco abbastanza per giudicare), mi sta annoiando a morte: tutta la storia di come una delle protagoniste è arrivata dove è… cheppalle. certo, certo, costruisce il personaggio, gli dà uno spessore (ma spesso dalle mie parti significa anche [noioso]), ma l’azione è congelata nei suoi ricordi, anche se sono ricordi di viaggio, di dissimulazione e di passione, non sono più azione.
l’azione è il presente, con la sua inafferrabilità e le sue lacune (non puoi sapere nè tantomeno raccontare tutto quel che sta accadendo: nel presente non ne hai il tempo).
ma poi perchè sto qui a raccontarvi queste cose? perchè pensavo a questo blog. è un blog di flashback?, no, non credo. anche se a volte punto lo sguardo verso dettagli come un romanzo fantasy e magari mi dimentico di raccontarvi di come oggi io e i numeri uno, due e tre (la tre nel chariot) ci siamo trovati nel bel mezzo del peggior rovescio (> 10 mm/h ma limitato nella durata) della mia vita: l’acqua arrivava da tutte le parti, il vento ha minacciato almeno una volta di portarmi via la numero due e, comunque, ha sollevato l’acqua delle pozzanghere, siamo arrivati a casa completamente fradici. be’, la numero tre era solo bagnata a macchia di rorschach (niente a che vedere con la band metalcore).
l’azione è qui, ci siamo dentro, provo a raccontarvela come riesco.
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Riki
Apr 28th, 2011Hm, io Tigana l’ho qua e l’ho letto e mi è piaciuto tanto, proprio perché sa usare la lingua. È un romanzo fatto di lingua, non di storia, ti sa dire delle cose che ricordano la poesia, e per questo Kay è talmente bravo nel suo mestiere. Per il resto, sì, diversi flashback, ma servono, servono per arrivare alla fine, quando tutto si apre, si capisce e lui ti ammazza con le sue svolte. Kay è anche molto, ma molto pesante.
Avresti potuto cominciare con “The Fionavar Tapestry” che è molto meglio da quel punto di vista, meno pesante di linguaggio e senza flashback per quanto mi ricordo. Boh, Tigana è un bel mattone, non ci arrivi alla fine senza diversi flashback. E ti ricordi il principe all’inizio? Ehhh, ricordatelo…….
Che stronza che so essere ^_____^
menocentottanta
Apr 29th, 2011certo, certo, i flashback servono. e mi ricordo del principe valentin. devo dire che se non fosse stato per delle scene e idee iniziali l’avrei abbandonato per la seconda volta (be’, la sorpresina riguardo la morte del vecchio astibar è notevole, dà abbastanza l’idea di quel che può serbare un autore così).
però, dopo mi depuro con un po’ di scrittura veloce tipo blindsight di peter watt che ha un inizio davvero scorrevole (oddio, anche il prologo di tigana è piuttosto scorrevole è solo intorno a pagina 150 che ho iniziato a patire questi sguardi indietro…).